Intercettare precocemente il disagio, orientare ogni giovane verso la risposta più appropriata e garantire continuità tra servizi diversi: è la logica del Polo Giovani di Malnate di ASST Sette Laghi, una filiera territoriale integrata dedicata ai bisogni di salute mentale di adolescenti e giovani adulti.

05/11/2026, 12:03

Ultimo aggiornamento:5 novembre 2026 alle ore 12:03
Polo Giovani di Malnate: più servizi, un solo percorso per la salute mentale dei giovani
Intercettare precocemente il disagio, orientare ogni giovane verso la risposta più appropriata e garantire continuità tra servizi diversi: è la logica del Polo Giovani di Malnate di ASST Sette Laghi, una filiera territoriale integrata dedicata ai bisogni di salute mentale di adolescenti e giovani adulti.
Non sempre chi attraversa un momento di difficoltà sa dare immediatamente un nome a ciò che sta vivendo. E ancora meno semplice può essere capire a quale servizio rivolgersi.
Il Polo Giovani di Malnate parte proprio da qui: dall'esigenza di costruire intorno ai bisogni di adolescenti e giovani adulti un percorso coordinato, accessibile e capace di mettere in relazione competenze diverse.
Il Polo, infatti, non nasce come un nuovo ambulatorio, ma come una filiera clinico-organizzativa integrata che collega servizi territoriali e specialistici: Consultori, Casa della Comunità, Psicologia delle Cure Primarie, Neuropsichiatria Infantile, Psichiatria dell'adulto, servizi per le dipendenze, Università e percorsi specialistici dedicati ai bisogni emergenti dei giovani, con il coinvolgimento del Terzo settore.
Più porte, un percorso coordinato
Il principio organizzativo è quello di una rete nella quale il bisogno può essere intercettato attraverso punti differenti.
Il modello prevede un accesso multicanale, un primo inquadramento della domanda, l'individuazione del livello di intervento appropriato, l'attivazione delle competenze necessarie e il presidio della continuità e delle transizioni.
L'obiettivo è evitare che sia il giovane o la famiglia a doversi orientare autonomamente nella complessità dei servizi e costruire invece un percorso capace di indirizzare il bisogno verso la risposta più appropriata.
Una risposta proporzionata al bisogno
Un principio qualificante è quello della stepped care.
Non tutto il disagio giovanile coincide infatti con una condizione psicopatologica e non tutte le situazioni necessitano della stessa intensità di intervento.
Il modello consente quindi di modulare la risposta in relazione alla complessità del bisogno, evitando due rischi opposti: medicalizzare difficoltà che possono appartenere al percorso evolutivo oppure sottovalutare condizioni che richiedono una presa in carico più strutturata.
Accompagnare le transizioni
Un'attenzione particolare è dedicata ai momenti nei quali la continuità può diventare più fragile, come il passaggio dall'età evolutiva all'età adulta o da un livello assistenziale a un altro.
La prospettiva è quella della transitional care: il passaggio non viene considerato come un semplice invio, ma come un processo da accompagnare, preservando la continuità anche quando cambiano il servizio, il professionista o l'intensità della cura.
Dalla rete alla filiera
Il valore del Polo non coincide quindi con la semplice somma delle attività presenti.
L'elemento distintivo è nella capacità di metterle in relazione.
“La rete è la mappa, la filiera è il percorso”: è questa la distinzione indicata dalla professoressa Camilla Callegari per descrivere il passaggio da una pluralità di servizi alla costruzione di collegamenti stabili lungo il percorso della persona.
È questa la prospettiva del Polo Giovani: fare in modo che il luogo, il professionista e l'intensità dell'intervento possano cambiare senza che venga meno il filo che tiene insieme il percorso di cura.
Struttura territoriale dove trovare risposte ai bisogni di salute, grazie all'integrazione dell'assistenza ospedaliera con quella sociosanitaria e sociale.